| Tutti i segreti del "Fattore D" alla più importante manifestazione italiana sull'imprenditoria femminile |
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| Scritto da Melania Pecoraro |
| Mercoledì 03 Febbraio 2010 12:13 |
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Giacche optical, tailleur colorati, collane fashion, scarpe da Gucci a H&M, un'infinità di borse per tutti i gusti. E molte mamme, ai microfoni di fronte alle platee e sedute in mezzo ad esse. Questo il contesto in cui il 28 e 29 gennaio scorsi si è svolto a Torino il 3° Salone GammaDonna, dedicato all'imprenditoria femminile. Che cosa mai potrà essere emerso da cotanto profumo di donna? Forse qualche rivendicazione femminista oggi un poco anacronistica, qualche pacca sulla spalla (o un più femminile bacio sulla guancia) mentre ci si dice "Solo noi sappiamo quante ne abbiamo passate!", un paio di programmi di sostegno all'impiego femminile e similia...? Niente di tutto ciò. A GammaDonna si è parlato di business. E di meritocrazia, di opportunità per il mercato, di una nuova cultura manageriale. Imprenditrici di successo, top manager in rosa, rappresentanti istituzionali e uomini illuminati hanno parlato del Fattore D: la donna intesa come risorsa indispensabile di un'economia vincente, il cui apporto professionale possiede un valore che è anche quantificabile in termini numerici. Sì signori, con tanto di dati statistici e finanziari alla mano. Altro che femminismo. Poca psicologia e molta economia, in un evento che si è distinto per la qualità e lo spessore dei relatori intervenuti, con i quali è stato possibile esplorare le relazioni donna-lavoro-potere a trecentosessanta gradi. Erano soprattutto relatrici, è vero, ma anche i pochi uomini intervenuti "Non mi era mai capitato di essere l'unico uomo in un palco di sole donne...ora capisco che cosa significa essere in minoranza" – ha esordito Giampaolo Ceva di SKF Italia nel suo intervento – si sono difesi egregiamente. Si sono susseguiti dibattiti e workshop di taglio diverso, ma piacevolmente convergenti in pochi e chiari punti: servono azioni positive, quote o non quote, per incoraggiare e accelerare un cambiamento culturale che è già in atto e che deve tendere, più che verso l'uguaglianza in quanto valore etico, verso una vera meritocrazia; tali azioni, che devono essere coordinate fra il Governo, gli enti, le aziende, gli osservatori e le associazioni devono essere pensate non a sostegno delle donne in quanto categoria svantaggiata – e quindi ghettizzata – ma a sostegno della famiglia, perché la gestione dei figli, della casa, della maternità, etc... sono questioni di coppia, non soltanto della donna. Dunque, per esempio, sosteniamo di più l'uomo–padre e il congedo di paternità. Parlando di posizioni di potere, è vero che per le donne è sempre più difficile arrivare, dovendo dimostrare costantemente di essere il top, cosa che non è sempre richiesta agli uomini in lizza per le stesse posizioni. "In Italia abbiamo una paurosa carenza di leadership, a proposito di "bamboccioni"... la discriminazione non è ingiusta: è stupida!" sostiene con decisione Roger Abravanel, serial entrepreneur di multinazionali, advisor e autore di "Meritocrazia". Tuttavia non è altrettanto vero che queste "donne alpha" che raggiungono i vertici debbano diventare sergenti di ferro o rinunciare alla propria femminilità e sensibilità. Anzi, è proprio nella sana contaminazione di fattori tipicamente maschili e femminili che sta la forza di un gruppo dirigente. E le aziende che lo capiscono volano. Il famoso soffitto di vetro attraverso cui le donne riescono a vedere la vetta ma non a raggiungerla esiste ancora, ma abbiamo cominciato a scalfirlo e dobbiamo abbatterlo rinnovando la cultura manageriale del nostro Paese. La kermesse sull'imprenditoria in rosa ha voluto premiare alcune donne italiane d'eccellenza con il concorso "GammaDonna/10 e lode". I settori hanno spaziato dal sociale a quello hi-tech e le prescelte sono state Luciana Delle Donne, di Lecce, con la sua Officina Creativa, le milanesi Sara Mantero di Ske e Lucia Pannese di i-maginary e le torinesi Cristiana Poggio della Cooperativa Immaginazione e Lavoro e Marta Vallino di DiNAMYCODE, spin-off dell'Università di Torino. Una menzione speciale del Ministero della Gioventù per la migliore imprenditrice under-30 è andata alla ventisettenne Tiziana Fara, che con la sua Fara Collection, innovative borse italiane d'autore, o meglio, d'autrice, è già stata adocchiata da Pitti e da altri grandi nomi della moda italiana. Complimenti a tutte. Il servizio completo su GammaDonna sarà pubblicato sul numero 8 di Innov'azione.
Commenti (4)
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Gentile Melania Pecoraro,
vorrei fare notare alcune imprecisioni in questo articolo.
L'impresa di Marta Vallino è Dinamycode e non Dynamicode e questa impresa è uno spin-off accademico dell'Università di Torino e non del Politecnico.
E' possibile fare una correzione dei dati?
grazie per l'attenzione
cordiali saluti
Marta Vallino