| La "bolla start up" |
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| Lunedì 19 Ottobre 2009 14:27 |
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di Emil Abirascid Eccola, è scoppiata la moda delle start up. Tutti ne parlano, tutti ne scrivono, molti cercano di cavalcare questo fenomeno per sviluppare nuovi business o per rinnovare business che vivono situazioni di stallo. Alcuni lo fanno bene, studiano lo scenario, cercano di comprendere le reali esigenze dei nuovi imprenditori per offrire loro servizi efficaci e concrete possibilità per svilupparsi, altri ci riescono con meno efficacia ma, almeno per i prossimi mesi, questa differenza tra bravi e meno bravi farà fatica ad apparire perché il settore è in piena 'bolla'. Solo quando la bolla sarà implosa, presumibilmente a partire dalla prossima primavera, si potranno fare le prime analisi e vedere chi ha ottenuto risultati e chi invece dovrà trovarsi altro da fare. Quando nel 2005 vide la luce la prima edizione di Percorsi dell'innovazione, area in seno a Smau dedicata alle start up e alle imprese innovative (appuntamento che si rinnova con la quinta edizione in programma dal 21 al 23 ottobre 2009 presso Fieramilanocity), si iniziava a parlare di start up, spin off, venture capital, business angel, business plan, elevator pitch, venture contest, ma era raro trovare interlocutori che sapessero di cosa esattamente si trattasse, certo si parlava molto di innovazione, ne parlavano le associazioni di categoria, le istituzioni, le imprese, i politici, l'innovazione veniva condita con tutto il possibile ma ancora non si era capito come trasformarla in qualcosa capace di generare valore e dare nuovo slancio all'economia. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. È uno scenario più maturo e consapevole nei confronti delle potenzialità che possono avere le nuove imprese innovative e del loro impatto sull'intero tessuto economico e produttivo. È uno scenario fertile e in costante evoluzione che ha permesso la nascita di nuove iniziative, come lo è la stessa rivista Innov'azione che state leggendo, ma come sempre accade quando vi è una forte evoluzione e crescita si iniziano a scontare anche i primi problemi o quantomeno i primi squilibri. La bolla delle start up difficilmente avrà effetti disastrosi come avvenne con la bolla internet all'inizio del secolo un po' perché la lezione in molti l'hanno imparata, un po' perché lo scenario economico generale non permette grandi margini di errore e quindi anche il mondo finanziario degli investimenti in capitale di rischio, quelli che sostengono le start up, difficilmente si lascerà andare a operazioni sconsiderate. In comune con la bolla internet c'è che la gran parte di coloro che vogliono cavalcare il fenomeno start up punta quasi esclusivamente a quelle che propongono soluzioni, servizi, software per il web. Minore appare l'attenzione verso le start up che propongono innovazioni nei settori delle energie alternative, delle biotecnologie, delle nanotecnologie, della robotica, dell'aerospazio. Ciò è in parte dovuto al fatto che gestire una start up che sviluppa software e servizi per il web è molto più facile che gestirne una che fa, per esempio drug discovery, e poi i tempi con i quali un nuovo servizio web può dimostrare di essere efficace sono brevi, si possono calcolare mediamente circa tre anni trascorsi i quali se il successo di mercato non arriva è meglio ricominciare con una nuova idea. Inoltre l'investitore in capitale di rischio trova potenzialmente più efficace investire in una start up con un modello di business altamente scalabile dove la crescita potenziale del business non è legata a un altrettanto sostenuta crescita dei costi necessari per sostenere l'espansione sul mercato. Ci sono ottime idee tra le start up web ma c'è indubbiamente uno squilibrio crescente tra l'attenzione che viene dedicata alle innovazioni di questo settore in confronto a quelle di altri, certo ci sono gli investitori, gli incubatori e gli uffici per il trasferimento tecnologico attenti a biotech, nanotech, cleantech eccetera, gli stessi Parchi scientifici e tecnologici tendono a differenziare, ma è sintomatico il fatto che le nuove iniziative nate per volontà di privati, singoli imprenditori ma anche grandi organizzazioni, puntano soprattutto alle start up web. Il che non è certamente da leggere come fenomeno negativo (vedremo poi quali si dimostreranno le iniziative efficaci e quelle che lo saranno meno, cosa normalissima in uno scenario di aperta concorrenza) ma forse sarebbe efficace guardare con maggiore attenzione anche agli altri settori, compreso l'Ict non web, che, fino a oggi, hanno dimostrato di generare start up innovative diventante aziende di successo: Greenfluff, BioOn, Pharmeste, Electro power systems, Neptuny per citarne alcune. Le start up web sono certamente una grande opportunità e tra loro ci sono idee ottime e altrettanto ottimi imprenditori, si assisterà nei prossimi mesi a un proliferare di neo-aziende così come di attività che si propongono di supportarle. La bolla start up vivrà la sua massima espansione questo autunno e inverno, poi inevitabilmente la polvere alzata si poserà e le idee di valore, le iniziative efficaci, i progetti concreti emergeranno con ancora maggior forza perché avranno radici in un ecosistema che nel frattempo è cresciuto con l'ingresso di nuovi attori, di nuove risorse, di nuova consapevolezza e soprattutto di una nuova cultura dell'innovazione capace di creare valore e generare concrete opportunità per chi ha idee e voglia di mettersi in gioco.
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