Blog >> L'innovazione della PA trainata dalla ricerca delle PMI italiane: il G-Cloud di Liberologico
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I numeri parlano chiaro: le piccole e media imprese italiane, contrariamente alla media registrata negli altri paesi dell’Unione Europea, si distinguono per innovazione e vantano una spiccata propensione alle attività di R&S e un miglior tasso di cooperazione fra pubblico e privato. La percentuale di PMI italiane che hanno introdotto innovazioni di prodotto, di processo o significative novità nel mercato supera infatti il 35%: un dato di successo secondo solo a Germania e Svizzera (CE, Innovation Union Scoreboard 2011).

L'azienda pisana Liberologico si è posta l’obiettivo di consolidare la sua propensione all’innovazione potenziando la propria offerta in ambito cloud computing.

Grazie infatti ad un progetto di ricerca ICT cofinanziato da Sardegna Ricerche Liberologico è ora in grado di presentare una prima applicazione as-a-Service pronta per la distribuzione su cloud computing per la Pubblica Amministrazione locale e centrale: PAFlow SaaS, evoluzione del noto PAFlow, il primo sistema open source di protocollo informatico e gestione documentale, nato ad inizio 2000 con il supporto dell'AIPA (ora DigitPA) e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, completamente reingegnerizzato e rinnovato, in linea con le più recenti direttive dell'Agenda Digitale in materia di semplificazione e dematerializzazione.

Il progetto PAFlow SaaS si innesta perfettamente nel percorso di sviluppo di un marketplace di servizi applicativi cloud avviato nel 2009 con il progetto CUSTOM che proseguirà nel 2013 e 2014 con il progetto ICARO, co-finanziato di Regione Toscana.

Sono ormai ben noti i vantaggi che l’adozione del cloud computing comporta, specialmente nella pubblica amministrazione, a livello di riduzione dei costi e di maggiore efficienza. Secondo l’indagine “Osservatorio Cloud e ICT as a service” (PoliMI 2012), la sola PA centrale ha attualmente 1033 Data Center, fonte importante di costi e complessità gestionale, cui vanno aggiunti i 3000 della PA locale e della Sanità. In questi Data Center viene gestito un hardware disomogeneo e non industry standard, utilizzato per una frazione delle proprie potenzialità, con il ricorso a tecniche di virtualizzazione solo per un 25% delle macchine. Su questo hardware, inoltre, sono presenti applicazioni prevalentemente legacy, scritte in linguaggi ormai superati e costosi da manutenere. La spesa IT risulta gravemente inefficiente e porta con sé costi nascosti di gestione pari a circa 1 miliardo di Euro l’anno in risorse umane impegnate per la gestione e una spesa energetica non ottimale stimabile in 270-300 Milioni. L’Osservatorio stima che per la razionalizzazione dei costi dell’infrastruttura in 5 anni sia possibile conseguire un risparmio di 3,7 Miliardi. Se, però, si aggiungono a questi elementi anche un processo di razionalizzazione dei Data Center sul territorio e il progressivo utilizzo di tecniche di virtualizzazione in modo diffuso, che permettano di superare il paradigma 1 server-1 applicazione, il beneficio crescerebbe di ulteriori 1,9 Miliardi.

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