Ascoli progetta il “centro di produzione della conoscenza”
Martedì 20 Novembre 2012 14:33
Scritto da Daniela Abbondanza
Il nuovo polo tecnologico, scientifico e imprenditoriale sorgerà nell'area ex Sgl Carbon che sarà bonificata e restituita alla città

Un "Polo tecnologico e culturale" che dovrà nascere dalle ceneri dell'ex Sgl Carbon di Ascoli Piceno nel giro di 10 anni. Quali sono le linee guida di questo ambizioso progetto? E, soprattutto, chi è stato incaricato di supportare la pianificazione di quello che si è detto sarà il "centro di propulsione" del progetto Ascoli 21?
Premesso che la fase di progettazione del futuro Polo del Piceno è costantemente in evoluzione e che la sua fattibilità dipende da molteplici variabili, tentiamo di raccontarvi qual è, a oggi, lo stato dell'arte intorno alle ipotesi di riqualifica e rilancio di un'area depressa quale quella del Piceno, vittima di scarsa lungimiranza manageriale, prima e della crisi, poi.
Restart srl, società costituita nel febbraio 2010 su iniziativa della comunità imprenditoriale ascolana per gestire la bonifica, la riqualificazione e il recupero dell'area, ha inserito all'interno del proprio Cda una figura che opera nel mondo della finanza e che, attraverso la società di gestione del risparmio Fondamenta Sgr, si occupa di innovazione, in particolare nei settori delle biotecnologie e dell'energia collaborando con le università italiane, il Cnr e gli enti di ricerca scientifica. Stiamo parlando di Giuseppe Campanella, professionista a cui è stata affidata un'opera di individuazione delle potenzialità del territorio e di valutazione degli eventuali percorsi di investimento da intraprendere.
Questa attività di valutazione, come ci ha riferito il presidente della Fondazione Carisap (altro determinante tassello della compagine societaria di Restart srl) Vincenzo Marini Marini, avrà dei tempi precisi.
"L'idea di creare da un lato un centro di produzione di conoscenza e dall'altro di gemmazione di nuove aziende, esiste da anni" ci ha detto Campanella. "La problematica principale – ha aggiunto - è che, purtroppo, Ascoli scarseggia di elementi fondanti per un progetto di questo tipo e sarà quindi difficile renderla attraente agli occhi di chi professionalmente fornisce capitale di rischio". I tre elementi di cui il territorio sarebbe deficitario, secondo l'analisi di Campanella, sono la mancanza sul territorio di un corpus universitario centrale, di centri di ricerca privati e attività di alta formazione, un humus insomma costituito da intelligenze formate e in grado di generare idee.
Mancherebbe poi l'esistenza di tradizioni tecnologiche consolidate, a parte la presenza di una tradizione legata alla lavorazione del carbonio e della ceramica. Terzo punto dolente, le risorse economiche in grado di offrire infrastrutture di ricerca e incentivi ad eventuali soggetti interessati a spostare la propria ricerca e sviluppo sul territorio.
Nonostante le premesse non siano incoraggianti, Campanella ci ha detto che si sta lavorando nella direzione di creare una piattaforma di accordi con i centri universitari marchigiani che consenta di portare ad Ascoli alcune attività di natura accademica che abbiano l'obiettivo di creare quell'humus costituito da risorse umane in continua formazione e impegnate nella ricerca, presupposto fondamentale per lo sviluppo di un "centro di produzione della conoscenza" (termine preferito da Campanella rispetto a Polo tecnologico). "Per l'anno prossimo - ci ha poi anticipato Campanella - stiamo ragionando sull'organizzazione di una summer school con un taglio specialistico ad Ascoli della durata di 7-10 giorni, con l'obiettivo di attirare partecipanti da tutta Italia.
I settori? Il Presidente di Fondamenta fa una carrellata sugli interessi e le competenze presenti sul territorio marchigiano: "Sappiamo che vi sono grandi interessi nel mondo della domotica e che oggi può avere senso investire nel mondo legato alle rinnovabili e all'ambiente; sappiamo inoltre che vi è un'eccellenza nel mondo dell'accumulo di energia e alcune competenze nel settore della gomma".
Campanella è chiaro sugli intenti del suo team di lavoro e sulla proposta per Ascoli: "la prima cosa che vogliamo fare è creare un incubatore a supporto di nuove startup e un centro di gestione delle relazioni che metta in contatto idee, capitali, capacità imprenditoriale, bisogni delle imprese. Col tempo vorremmo poi creare dei centri di ricerca in grado di cooperare con l'incubatore per dare un supporto alle aziende incubate. Tutto questo sistema, col tempo, dovrebbe poi attrarre sia aziende del territorio piceno che di altri territori". Per quanto riguarda le startup l'area ex Carbon non dovrebbe diventare un "magazzino di stoccaggio" delle stesse ma una "fabbrica di innovazione" dove nascono nuove imprese che restano insediate ad Ascoli per un paio d'anni, il tempo necessario per crescere, poter camminare con le proprie gambe ed essere in grado di spostarsi. Viceversa il rischio sarebbe quello di tante altre iniziative del genere: il Polo viene riempito di aziende, poi si genera un calo di attenzione e pian piano di svuota lasciando "cattedrali nel deserto".
Per ora, dunque, solo alcune ipotesi. Ciò che vi è di concreto sono però i circa due milioni di euro erogati dalla Regione Marche e finalizzati al restauro della palazzina di fronte all'area ex Carbon acquistata dalla Provincia di Ascoli e che dovrebbe diventare il primo piccolo nucleo operativo del futuro Polo. Per il resto si dovrà comunque attendere la lunga e costosa opera di bonifica dell'area di quasi 27 ettari di terra (equivalente a circa 40 campi di calcio) la cui presentazione del progetto è stata incaricata alla società Petroltecnica Spa di Rimini.