Rivista >> Ultimo Numero >> Silicon Valley, verità e miti da sfatare
logo_lobby

Silicon Valley, verità e miti da sfatare

Tags: Bologna | Silicon Valley | Storie

Da Bologna a San Francisco per cogliere opportunità ma anche per conoscere il verso significato di concorrenza

App Creator_horizontalHo creato con altri soci la mia prima startup nel 2007 a Bologna. La prima volta che misi piede a San Francisco era il 2008 e l'occasione era alquanto straordinaria. Eravamo stati selezionati assieme ad altre sei aziende come finalisti della "MindTheBridge Business plan competition", un'iniziativa che ha lo scopo di portare startup italiane in Silicon Valley e fornire loro strumenti e contatti per farle crescere più rapidamente.

Furono quindici giorni molto intensi in cui, grazie a MindTheBridge, incontrammo una dozzina di business angel e fondi di venture capital a cui presentammo il nostro progetto. Alla fine delle due settimane, rintronati da una serie di appuntamenti al 32° piano, pranzi 'da Google a Mountain View', nottate a rivedere il business plan e centinaia di consigli da parte di investitori/imprenditori/advisor, ci sentivamo un po' più saggi, un po' abbattuti per non aver raccolto il round che cercavamo (impossibile in due settimane!! ...poveri illusi!) ma soprattutto increduli davanti all'ecosistema che avevamo finalmente toccato con mano: un posto dove ogni giorno vengono fondate oltre cento nuove startup e altrettante muoiono, dove ci sono migliaia di angel e quasi altrettanti vc disposti a finanziarne una discreta quantità, grosse aziende interessate ad acquistare le migliori, decine di migliaia di imprenditori giovanissimi con gli stessi tuoi problemi, a volte con qualche soluzione... decine di competitor per qualunque cosa tu stia creando... insomma un posto affascinante, denso di talento e opportunità ma al tempo stesso estremamente competitivo.

Due settimane passano in fretta, e ben presto fu tempo di tornare a Bologna, dove c'era l'azienda da mandare avanti. Lavorai ancora due anni come Ceo dell'azienda e poi decisi che era ora di fare qualcosa di nuovo e di grande e possibilmente a San Francisco.

Nel 2010 insieme con Simone, uno dei miei soci nella precedente startup, iniziammo a lavorare a una nuova idea. Volevamo creare qualcosa che avesse una portata globale, un prodotto fortemente innovativo e rivolto a un pubblico di nicchia facilmente "targettizzabile" ma sufficientemente grande però da poter far crescere rapidamente la nostra nuova azienda. Era ormai chiaro che le app per iPhone e Android rappresentavano un nuovo mercato in forte espansione ma era altrettanto chiaro che fare una app era estremamente più complesso e costoso che fare un sito internet.

Pertanto, decidemmo di creare una piattaforma web semplice da usare che consentisse alle persone prive di conoscenze tecniche di creare una app con la stessa facilità con cui potevano crearsi un blog; una specie di WordPress che producesse app, native e di ottima qualità. Poiché stavano già nascendo alcune piattaforme di questo tipo, decidemmo di differenziarci scegliendo un mercato specifico, quello delle app per la valorizzazione del territorio, ovvero guide turistiche e tematiche, e iniziammo a pensare a feature specifiche dedicate a chi scrive guide di viaggio che potessero darci un forte vantaggio competitivo sulle altre piattaforme esistenti. Era nata, almeno nelle nostre teste e sui nostri block-notes, map2app, la startup di cui oggi sono Co-founder e Ceo e il cui motto è "Create your own mobile travel guide" (www.map2app.com).
La nascita reale di map2app, ovvero l'inizio dei lavori, avvenne alcuni mesi dopo quando invitammo Michele, bravissimo architetto del software rubato all'Agenzia spaziale europea, a unirsi al nostro team. Michele accettò e così nell'estate del 2011, circa un anno fa, iniziammo a lavorare full time alla nostra idea.

A inizio 2012, con la prima versione beta in mano, una manciata di utenti e le prime guide turistiche pubblicate sugli store decidemmo che era tempo di tornare a San Francisco e incorporare lì map2app.

Perché creare una società a novemila chilometri da casa? Per diverse ragioni. Innanzitutto nel nostro caso non potevamo attuare il business model che avevamo ideato con una società italiana: Il nostro modello infatti consente agli autori indipendenti di creare la propria app gratuitamente, noi la distribuiamo sugli store di Apple e Google a un prezzo concordato con l'autore e gli riconosciamo la metà degli utili. Con una società italiana non era possibile gestire questi pagamenti mensili fatti in molti casi a privati senza partita Iva, mentre con una società americana è possibile farlo in maniera molto semplice, basta avere l'indirizzo PayPal dell'utente e pagarlo mensilmente, senza la necessità di ricevere alcuna fattura o ricevuta dall'utente.

Poi c'era la questione relativa alle dimensioni e tipologia del mercato su cui operare: quello americano è enorme, uniforme per lingua e valuta e la penetrazione degli smartphone, seppure avvenuta in ritardo rispetto all'Europa, è ora in un momento di crescita esponenziale.

Un altro fattore che ci ha fatto optare per una società estera è stata la facilità con cui qui è possibile creare uno stock option plan e destinare parte delle azioni della società ai dipendenti "chiave" e a eventuali (ma fondamentali) advisor, ovvero soggetti di grande esperienza e dotati di un network influente e rilevante per la propria attività.

Infine, come quasi tutte le startup, necessitiamo di investimenti per poter accelerare la nostra crescita e la Silicon Valley ci sembrava il posto migliore dove andare a cercarli.

Così ad aprile ero nuovamente a San Francisco, questa volta per fondare una nuova società. Map2app Inc, è nata a maggio del 2012 e in questi primi mesi di permanenza a San Francisco ho avuto modo di farmi la mia personale idea riguardo alcuni dei luoghi comuni che talvolta si sentono in Italia quando si parla di Silicon Valley. Tra questi:

Trovare investimenti in Silicon Valley è più semplice
E' vero che ci sono tantissimi fondi di investimento e migliaia di business angel ma è anche vero che ciascuno di questi riceve ogni giorno decine di business plan da parte di altrettante startup. Questo significa che per essere ricevuto da uno di questi soggetti serve almeno un'introduction da parte di una persona che fa parte del suo network, che solitamente è uno dei propri advisor o un contatto di un advisor o una persona incontrata a un qualche evento che si è innamorata della vostra idea. Spesso è meglio avere almeno due introduction.
La Silicon Valley in fondo non è altro che una grande rete fatta di persone, alcune con accesso a immensi capitali, altre con accesso a incredibili tecnologie e tutti cercano di massimizzare e velocizzare lo scambio di informazione tra i nodi di questa rete al fine di creare nuove aziende che realizzino tecnologie ancora più incredibili da portare fino a una Ipo (Initial public offering, quotazione in Borsa, ndr) o da vendere alle Google, Facebook, Zynga, Apple, Ibm, Oracle ecc che ogni mese acquistano startup con prodotti o team particolarmente interessanti e re-immettono capitali nell'ecosistema.
Quindi è vero che i capitali non mancano ed è abbastanza facile trovare investimenti in Silicon Valley se e solo se, oltre ad avere un grande prodotto, si riesce a costruire un buon network di soggetti che possono creare contatti con vc o business angel. Sicuramente va aggiunto che, una volta trovato il canale giusto, i tempi di investimento sono molto più rapidi che in Italia il che è l'ideale per una società snella, che ha bisogno di capitale immediato per lo sviluppo e la promozione, e che opera in un mercato competitivo dove pochi mesi di ritardo possono mandare in fumo il lavoro dell'intero gruppo.

Creare un'azienda negli Usa è più semplice e ha costi minori
E' vero che ci sono dei vantaggi fiscali, per esempio finché la società non fa ricavi non c'è alcuna tassa da pagare. Però è anche vero che per l'incorporazione è consigliabile farsi assistere da uno studio legale che si occupi di redigere tutta la documentazione relativa all'incorporazione, creare lo stock option plan, i documenti necessari all'emissione di azioni, i term and condition del servizio offerto ecc.
Alla fine il costo è uguale, se non maggiore, a quello che si sostiene in Italia per pagare il notaio e i costi di costituzione. Inoltre San Francisco ha un costo della vita molto elevato e quindi, portare uno o più soci qui, rappresenta un costo notevole per l'azienda.

In Silicon Valley si trovano i migliori talenti al mondo
Vero, ma purtroppo costano come tre dipendenti italiani e non verranno a lavorare nella tua startup, perché o stanno lavorando da Google o Facebook oppure stanno creando la loro startup e di solito usando per il bootstrapping i soldi guadagnati da Google o Facebook.

Pertanto non basta venire in Silicon Valley per trovare tutte le porte spalancate, anzi è forse la strada più difficile. A dimostrazione di questo va detto che i casi di startup italiane finanziate da fondi americani si contano sulle dita di una mano (mi vengono in mente solo Funambol e Mashape) e sono davvero mosche bianche.
Però vale la pena venirci in Silicon Valley, magari anche solo per un mesetto, lavorando da remoto, per respirare un po' quest'aria di ottimismo e innovazione che qui permea tutta la valle.
Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!